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Banche americane in sofferenza causa guerra

Dall’inizio della crisi ucraina il settore bancario è stato uno dei più colpiti. Questo è avvenuto in un contesto che sarebbe stato altrimenti uno dei più favorevoli per il comparto: con l’aumento dei tassi delle banche centrali in agenda si stava aprendo una nuova stagione fatta di margini d’interesse più sostanziosi.

Il ribaltamento delle prospettive del settore è stato immediatamente chiaro in Italia, con un brusco crollo azionario alimentato dalle temute esposizioni di Unicredit e Intesa al mercato russo. Negli Stati Uniti, sembra quasi che lo scoppio si sia sentito in ritardo, in questo aprile. L’indice settoriale S&P Banks Index mostra che negli Usa il ribasso del comparto bancario è arrivato al 9,2% da inizio aprile – continuando su questa strada si profila il maggior calo mensile che le banche abbiano mai visto a Wall Street dal coronacrash del marzo 2020, ha notato Bloomberg.

Le conseguenze finanziarie della crisi ucraina sono state due in particolare: la contrazione nell’offerta di una lunga serie di commodity, che ha contribuito ad alimentare le già forti pressioni inflazionistiche, e una generale riduzione dell’outlook economico, con riduzioni dei commerci e della crescita. Nell’ottica bancaria il primo dei due fenomeni potrebbe essere positivo, perché con un’inflazione più alta i tassi d’interesse salgono più in fretta consentendo migliori margini per le attività di credito. Il secondo elemento, però, non preannuncia niente di buono per le banche, perché in un’economia che rallenta (con timori crescenti di recessione) si riduce anche la domanda di credito.

fonte: https://www.we-wealth.com/

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