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Banche e valute digitali: ecco perché non possono dire di no

I progressi nel campo tecnologico e le più recenti sfide poste dalla pandemia hanno radicalmente modificato le modalità di consumo dei servizi bancari e le abitudini di pagamento dei consumatori. Oltre al balzo in avanti dei pagamenti digitali (+22% nel 2021), gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla progressiva diffusione di valute digitale (quali i Bitcoin) emesse da privati il cui scambio, a differenza delle valute tradizionale, non viene verificato da un ente centrale, ovvero le banche, ma da una rete di computer attraverso complicati algoritmi e crittografie (un processo noto come mining).

Questo fenomeno ha richiamato l’attenzione di alcune Banche Centrali che si sono attivate per emettere valute digitali, meglio note come Central Bank Digital Currencies (Cbcd) al fine di assecondare le mutate abitudini di pagamento dei consumatori e le possibili implicazioni insite nell’uso di valute emesse da privati (stabilità monetaria, disintermediazione delle banche). Non meno rilevanti sono poi le motivazioni legate alla possibilità di integrare nativamente nella moneta una serie di funzionalità dirompenti della blockchain, tra le quali primeggia la programmabilità, ovvero la possibilità di incorporare nella moneta le regole con cui questa può essere usata (per esempio, prestare i soldi ad un amico a condizione che li spenda per l’acquisito di beni di prima necessità).

In questo contesto, la Banca Centrale Europea (Bce) non è rimasta indietro, ma sta accuratamente analizzando le molte sfide sul piano tecnologico, economico e legislativo. A tal riguardo, ha recentemente avviato una consultazione (che durerà dal 5 aprile al 14 giugno 2022) volta a raccogliere ulteriori informazioni sui bisogni e aspettative degli utenti – come la tutela della privacy e sicurezza – e sui possibili impatti dell’euro digitale sui settori chiave – intermediazione finanziaria, servizi di pagamento, commercianti – al fine di poterne delineare il ruolo sia per i pagamenti al dettaglio nell’Ue che per i pagamenti internazionali. Similmente, il 28 Aprile di quest’anno, l’Eurosistema ha lanciato un bando per esplorare le soluzioni tecniche di front-end e testare una transazione end-to-end in euro digitale. L’inizio della prototipazione, previsto per agosto e con durata fino al primo trimestre 2023, rappresenta un chiaro segnale dell’importanza di studiare le svariate potenzialità del digital euro, anche mediante sperimentazioni sul campo.

In questa direzione si è già mossa l’Associazione Bancaria Italiana Abi Lab avviando specifici tavoli di lavoro con Reply e i principali player del settore. In particolare, ha studiato l’infrastruttura sottostante al digital euro e ha sperimentato alcuni casi d’uso legati alla programmabilità della moneta. Come anticipato in precedenza, per programmabilità si intende l’inserimento di regole all’interno della moneta che permettono di controllare come viene spesa e di effettuare transazioni automaticamente al verificarsi di condizioni precedentemente stabilite.

fonte: https://www.huffingtonpost.it

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