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L’agenda della Lagarde alla BCE: sulla scia di Mario Draghi

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Oggi 4 novembre Christine Lagarde, ex numero uno del FMI (fondo monetario internazionale) inizia il suo mandato alla Banca centrale Europea sulla scia della pesante eredità di Mario Draghi

Sul foglio lasciato in bianco da Draghi sulle “cose da farsi”, sta alla Lagarde stilare la lista delle priorità. Spetterà a lei, a detta di molti, ricucire alla svelta qualche strappo di troppo nel Consiglio direttivo.

Christine Lagarde_ DAL FMI ALLA BCE SULLA SCIA DI DRAGHI - Act finanz gestori patrimoniali
Christine Lagarde_ DAL FMI ALLA BCE SULLA SCIA DI DRAGHI – Act finanz gestori patrimoniali

Il dibattito è variegato e più di prima: chi è vicino agli interessi delle banche è perplesso sui tassi negativi (il vicepresidente De Guindos ), chi avrebbe rinviato il QE2 (Germania, Austria, Olanda, Francia, Estonia), chi non ha gradito la tempistica dell’ultimo “pacchetto Draghi” (Slovenia), chi non vede pericoli eccessivi nell’inflazione lontana dall’obiettivo o nel rallentamento economico nell’area dell’euro.

È bastato che Lagarde indicasse all’Europarlamento che in Bce continuerà ad essere molto sensibile al tema del cambiamento climatico per avere un Weidmann che giorni fa ha scandito: «Gli acquisti di attività devono essere riservati a situazioni eccezionali, in nessuna circostanza devono andare avanti indefinitamente. Una politica monetaria con obiettivi ambientali rischia di essere sovraccaricata, mettendo in discussione l’indipendenza della banca». Dunque, un no secco al QE verde e alla formula «open-ended».

Un altro passo molto atteso con l’arrivo di Lagarde è l’avvio della revisione della definizione della stabilità dei prezzi nel mandato, che la Bce ha stabilito come «inferiore ma vicina al 2% sul medio termine» . C’è chi preme anche per rinvigorire la simmetria, pari lotta contro inflazione troppo alta o troppo bassa, troppo a lungo.

Banca centrale europea: Le sfide aperte per l’era Lagarde

Lagarde – come spiega il Sole 24 ore – dovrà attenuare e rimarginare le divisioni interne al Consiglio direttivo tra falchi e colombe; ripristinare un clima più disteso di dialogo e di confronto, fermo restando che in Bce le decisioni vengono sempre prese collegialmente e a maggioranza; ricucire gli strappi interni e migliorare l’immagine esterna della banca dopo le clamorose dimissioni a sorpresa della tedesca Sabine Lautenschläger e spiegare meglio la politica monetaria e i suoi strumenti in Germania e nei Paesi core dove sale il coro delle voci dei falchi più scettici nei confronti dell’efficacia del QE2 e soprattutto dei tassi negativi.