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Coronavirus e petrolio: Le difficoltà economiche

Il prezzo del petrolio è in discesa: ecco perché e quali sono le motivazioni dietro questo calo

Nel settore delle materie prime il petrolio è senza dubbio la commodity protagonista di questa crisi, balzato al centro delle cronache finanziarie fin dall’inizio dell’emergenza di coronavirus. Le quotazioni in continuo calo del prezzo del petrolio, il quale ha ormai battuto diversi record al ribasso toccando più volte i minimi storici, è il sintomo di una situazione internazionale davvero complessa.

Basta guardare le quotazioni del petrolio in tempo reale per accorgersi che la soluzione non è vicina, con gli Stati Uniti che stanno tentando di svolgere il ruolo di mediatori tra la Russia di Putin e l’Arabia Saudita. Attualmente il prezzo del WTI è leggermente risalito, arrivando a quota 26 dollari al barile, dopo essere sceso anche sotto i 21 dollari, mentre quello del Brent si trova poco sopra i 32 dollari. Nell’ultimo anno il valore dell’oro nero è sceso di oltre il 55%, un vero e proprio tracollo che nasconde molto di più oltre alla sola speculazione finanziaria.

Perché il prezzo del petrolio è in caduta libera?

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria per la diffusione del Covid-19, cominciata in Cina e oggi in grado di mettere a dura prova le economie di tutto il mondo, è iniziata una decisa guerra geopolitica sul prezzo del petrolio. La disputa riguarda principalmente la Russia e l’Arabia Saudita, due paesi in lotta tra loro economicamente e a livello politico.

Tutto ebbe inizio qualche settimana fa, quando la Russia si rifiutò di tagliare la sua produzione di greggio, di fatto lanciando la sfida all’OPEC. Si tratta dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, un cartello che gestisce l’80% delle riserve mondiali e che include 14 nazioni, tra cui Iran, Kuwait, Iraq, Libia, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Nigeria, Ecuador, Venezuela, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica del Congo e Angola, guidati appunto dall’Arabia Saudita.

La risposta dei sauditi all’atteggiamento russo è stata un aumento della produzione, un’azione che ha portato al crollo del prezzo del petrolio, passato in appena un mese da 55 a 20 dollari al barile. Infatti il greggio dell’Opec richiede un costo di estrazione inferiore rispetto a quello russo e statunitense, perciò questa strategia è volta a danneggiare le due economie, soprattutto quella Russia, considerata un nemico nello scacchiere geopolitico saudita.

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RILEGGI IL NOSTRO ARTICOLO RIGUARDANTE L’OUTLOOK 2020 DI ACT FINANZ (Fabio Gallo, CEO – GianLuca De Risi, CIO)

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