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Covid 19: banche in crisi, i vincoli della BCE

Che molte banche, causa Covid 19, avranno bisogno di aiuto tra non molto è ormai sotto gli occhi di tutti.

Quando la crisi finanziaria investì l’area euro una decina di anni fa, la risposta delle autorità fu bifronte. Per salvare i governi dal default, il sistema europeo puntò sulla condizionalità: l’idea che ogni prestito potesse essere concesso dagli altri Paesi solo se i beneficiari si fossero sottoposti a riforme interne e correzioni di bilancio a tappe forzate. Invece, almeno fra il 2009 e il 2013, per le banche venne tollerato l’approccio opposto: i governi che avessero voluto salvare le banche attive nel loro territorio, potevano farlo senza sottostare alle regole europee sugli aiuti di Stato. Germania e Olanda lanciarono operazioni colossali di sostegno al loro settore finanziario.

Il quadro per le banche cambiò a partire dall’agosto 2013 con l’arrivo di norme sempre più stringenti, che prevedono di sforbiciare gli attivi di azionisti, creditori e (se necessario) depositanti prima che una banca accedesse a un aiuto pubblico. Ma questa condizionalità riguarda investitori e clienti, non la struttura stessa delle banche. Vale la pena ricordarlo ora, perché questa crisi sta segnando un’inversione di rotta. Con gli interventi della Banca centrale europea, il Recovery Plan e i prestiti sanitari del fondo salvataggi (Mes), la condizionalità sui governi sparisce o è diluita. Una condizionalità sempre più puntigliosa invece si sta facendo largo quale cornice per gli interventi che presto diverranno necessari per le banche.

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Fabio Gallo, Act finanz
Fabio Gallo, Act Finanz Svizzera - CEO Act Finanz - ACT Finanz - Actfinanz
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Gian Luca de Risi, Act Finanz
Gian Luca de Risi, CIO Act Finanz
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