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FMI: “Pharma e Big Tech sono i nuovi padroni dell’economia mondiale”

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L’atto d’accusa non viene dall’internazionale leninista, ma dall’ufficio studi del Fondo monetario internazionale ed è circostanziato e insistente. Già nel 2019, il Fmi aveva denunciato i rischi della progressiva concentrazione. L’indicatore usato è il markup, sostanzialmente la differenza fra prezzi e costi. In un regime di aperta concorrenza è vicino a zero, dicono i manuali. Invece, dal 1980 è aumentato, a livello globale, del 30 per cento, dell’8 per cento negli ultimi 15 anni.Ma è una media. Dal 2000 ad oggi, le aziende top (quel 10 per cento con il markup più alto) lo hanno aumentato del 30 per cento. Il restante 90 per cento non lo ha aumentato affatto.

E quelle aziende top hanno il 50 per cento di profitti in più, il 30 per cento di produttività in più, il 30 per cento di brevetti e software in più.Ma perché prendersela con i vincenti? Perché, diceva il Fmi, campano sempre più di rendita, succhiando il sangue degli altri. Le aziende in cima alle classifiche, nonostante i pingui profitti, hanno potuto serenamente ridurre gli investimenti del 2,2 per cento, certi che i concorrenti non erano più in grado di infastidirli. Se il markup fosse rimasto ai livelli di vent’anni fa, secondo lo studio, gli investimenti globali sarebbero più alti del 3 per cento e il Pil mondiale dell’1 per cento.Ora, gli economisti del Fmi tornano a lanciare l’allarme con un nuovo studio: la pandemia sta aggravando la situazione.

Rastrellando aziende che la crisi ha portato sull’orlo del fallimento, i predatori faranno aumentare la concentrazione dei rispettivi mercati dal 56 al 60 per cento, un salto pari a quello compiuto nei venti anni precedenti. Paradossalmente, mentre spodestano dal Gotha delle Borse i dinosauri della vecchia economia – l’auto, il petrolio – i profeti della nuova riportano indietro l’orologio del sistema. Il selvaggio West della concorrenza e della distruzione creatrice schumpeteriana è lontano quanto gli anni ’90. Oggi i semimonopolisti dormono sonni tranquilli: le aziende che si trovano nel top 10 per cento del markup hanno l’85 per cento di probabilità – calcola il Fmi – di trovarsi in cima alla classifica anche l’anno prossimo. Ma questo ferreo controllo zavorra tutti. Più crescono acquisti e fusioni, più, nel relativo settore, scende il  fatturato complessivo e anche gli investimenti in ricerca e sviluppo.

I nuovi padroni dell’economia si assomigliano. Sia Big Tech che Big Pharma devono la loro fortuna al nuovo fenomeno degli “intangibili”: il tesoro costituito dai brevetti o dagli algoritmi dei codici software. Ma, da squalo a squalo, i predatori di Silicon Valley hanno ancora molto da imparare. Secondo i calcoli del Fmi, le quattro aziende più importanti di Big Tech (lo studio non le nomina, ma è difficile che non siano Amazion, Apple, Facebook e Google) controllano i due terzi del fatturato attribuito alle 20 aziende più importanti del settore, hanno un markup più alto del 30 ‘per cento rispetto agli altri concorrenti e, in 20 anni, il rapporto tra dividendi distribuiti e fatturato è passato da uno striminzito 0,7 al 3,5 per cento.

fonte: LaRepubblica

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