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Riassetto banche: L’ultimo nodo riguarda Unicredit-Mps

In Italia in pochi mesi il panorama bancario potrebbe cambiare faccia…

Come in un domino – come riporta l’agenzia giornalistica italiana – le tessere del risiko bancario italiano stanno piano piano cadendo una a una. Dopo l’Opas che Intesa Sanpaolo ha lanciato su Ubi, aprendo la strada alle offerte non sollecitate, anche gli altri gruppi del credito tricolore si stanno muovendo per rafforzarsi; la prima mossa ufficiale è toccata però ai francesi del Credit Agricole, per cui l’Italia rappresenta il secondo mercato, che hanno messo nel mirino il Credito Valtellinese, di cui erano il primo socio.

Sullo sfondo, tuttavia, si intravedono già altre possibili operazioni, e in particolare quella fra Banco Bpm e Bper (l’istituto milanese e quello di Modena avevano già cercato un matrimonio nel 2007), mentre si fa più intenso il pressing su Unicredit perché diventi il partner attorno a cui costruire la definitiva messa in sicurezza di una Mps ricapitalizzata e messa al sicuro dai rischi legali.

In pochi mesi, insomma, il panorama bancario italiano potrebbe cambiare rapidamente faccia: se fino a prima della crisi del Covid lo scenario vedeva due grandi gruppi e alcune banche medie alle loro spalle, ora, con i suoi 36 miliardi di capitalizzazione, Intesa Sanpaolo vale il doppio di Unicredit e oltre 10 volte la terza banca italiana, Banco Bpm.

Il nome a cui ruotano tutte le partite, però, rimane quello della banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena.

Con la regia del ministero dell’Economia, che ne è diventato il primo socio con una ricapitalizzazione precauzionale e che, nonostante le divergenze politiche all’interno della maggioranza, vuole uscire dalla banca in linea con i tempi definiti all’epoca del salvataggio assieme all’Ue, Mps ha ripulito il bilancio dalla maggior parte dei crediti deteriorati, grazie a un’operazione con Amco, altra controllata del Mef. Al tempo stesso, tuttavia, questo non è stato sufficiente per rendere nuovamente appetibile la banca sul mercato: a frenare eventuali pretendenti rimangono infatti lo spauracchio delle cause, che vale circa 10 miliardi di euro, e la necessità di puntellare i coefficienti patrimoniali della banca, su cui pesano proprio gli accantonamenti per le vicissitudini legali e le perdite legate ai crediti deteriorati.

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Gian Luca de Risi, Act Finanz
Gian Luca de Risi, CIO Act Finanz
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